La storia...

La Via dell'Amore è il simbolo delle Cinque terre e della loro vita, fatta di fatica, sacrifici e isolamento. Il primo passo per uscire dalla solitudine del loro paese l'hanno fatto gli abitanti di Riomaggiore e di Manarola costruendo la Via dell'Amore
Questo sentiero, oggi tanto percorso e ammirato, è nato per soddisfare la necessità di realizzare una via più rapida di collegamento tra Riomaggiore e Manarola.
Una piccola storia vi aiuterà a capire meglio i suoi abitanti e la genesi di questo territorio.
Una passeggiata a strapiombo sul mare, scavata nella nuda roccia, questa è Via dell'Amore; collega Riomaggiore a Manarola ed è uno dei sentieri più conosciuti e suggestivi della Riviera di Levante. Il suo nome lo si deve agli innamorati che vi si incontravano nelle belle giornate di primavera. Ora tutti vogliono percorrerla, sedersi sulle panchine scavate nella roccia e sono passati settant'anni dalla sua nascita.
In passato i contatti tra le popolazioni delle Cinque Terre erano scarsi perchè il territorio scosceso e aspro permetteva solo pochi e ripidi sentieri che costeggiavano le zone più impervie. In particolare i manarolesi incontravano i riomaggioresi solo andando in comune o dal medico, appunto a Riomaggiore. Potevano passare anni senza che questo accadesse.
La ferrovia aveva in parte ridotto questo isolamento, ma spostarsi tra Manarola e Riomaggiore a piedi significava pur sempre percorrere il sentiero del corniolo, un piccolo sentiero che si arrampicava sui dirupi della Becàa, attraversava i dirupi della Batternara e scendeva a Riomaggiore.
Intorno agli anni venti, per i lavori del raddoppio della linea ferroviaria i minatori tracciarono due accenni di sentiero, uno dal lato di Manarola, l'altro dal lato di Riomaggiore, per allontanare l'esplosivo dalle zone di scavo.
La prima parte della via dell'amore fu costruita in quegl'anni. Si trattava di un viottolo strettissimo scolpito nella roccia che partiva dalla stazione di Manarola per andare verso Riomaggiore (località Vaolungo) dove si trovava la polveriera.
Una volta finiti i lavori per la ferrovia gli strumenti furono abbandonati e, solo successivamente, dovendo bucare la galleria Biassa, furono portati alla polveriera della Banca(un tratto della Via dell'Amore), quindi fuori dal paese di Riomaggiore, in direzione Manarola.
Successivamente alcuni cominciarono a pensare che l'opera potesse essere proseguita. Tra questi Pietro Manara, minatore di Piacenza, Pin dei Dria, contadino improvvisatosi minatore, Alessandro Andreoli detto Lissandrin, sono i principali ispiratori e trascinatori di molti altri uomini validi dei due paesi, che si sono impegnati con "picco", "pala" e "corba" per la realizzazione di quest'opera.
Da Riomaggiore fu delineato un sentiero per idea di Viturinche concesse un passaggio sul suo campo, con l'intenzione di prolungarlo fino ad arrivare alla Batternara, uno slargo realizzato dalla ferrovia in precedenza, ancora più verso Manarola. Solo nel tratto successivo iniziarono le difficoltà: una parete rocciosa, impervia e difficile da scavare.
Lissandrin e Manara (arrivato qui per i lavori alla ferrovia e poi fermatosi) non si persero d'animo: dopo tre mesi di costanza e fatica il comune non fu più di parola e smise di finanziare l'impresa, ma la tenacia dei due lavoratori coinvolse tutta la gente del posto, terminando così l'allora chiamata "Strada nuova". Questo nome solo in seguito si dimostrò appropriato in quanto diede ai due paesi una nuova vita, favorendone la comunicazione.
Ben presto la via, così romantica, divenne luogo d'incontro degli innamorati e uno di questi incise la frase "Via dell'Amore" sulla polveriera della Banca. Il giornalista Paolo Monelli, in vacanza qui, accortosi dei fugaci incontri delle giovani coppie e, notando la scritta, la propose come nome più adatto al sentiero. Venne colto il suggerimento così la strada fu chiamata La Via dell'Amore.
Il sindaco Lorenzo Riccobaldi, uomo di cultura, in carica nel dopoguerra, prese spunto per porre delle targhe in marmo con personaggi mitologici che ancora oggi (sia gli originali che i rifacimenti) si possono leggere lungo il percorso.
La Via dell'Amore deve non solo al nome la sua popolarità, ma l'originalità dei luoghi, la roccia scoscesa e stratificata, con la vegetazione della macchia mediterranea, il mare aperto e maestoso le danno un aspetto selvaggio che rispecchia lo spirito della gente delle Cinque Terre.
Per molti anni la via non ha avuto bisogno di manutenzione, ma nell'estate del 1990 si sono verificate varie frane che hanno provocato la chiusura della strada e l'intervento di squadre di rocciatori e di elicotteri. Nella Batternara, il punto più a rischio di frane, è stata costruita una galleria con degli archi che richiamano quelli della ferrovia sottostante, e un giardino botanico con esempi di flora mediterranea. Nell'occasione dei lavori è stata rifatta anche tutta la pavimentazione: una testimonianza dell'originale si può ancora apprezzare in uno dei punti più suggestivi, proprio a fianco alla polveriera della Banca, ora completamente ristrutturata e adibita ad area attrezzata e luogo di ristoro.